3/ Respiro, mente, vita

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Il respiro è da sempre l’atto più importante che ogni essere vivente compie dalla sua nascita alla sua morte. Come un filo invisibile, il respiro lega indissolubilmente la nostra mente e il nostro corpo, ed è in grado di influenzare profondamente l’una e l’altro.
La respirazione rappresenta anche una delle migliori tecniche di concentrazione e meditazione. Spostare il proprio focus sul movimento ritmico del respiro aiuta a svuotare la mente, permettendo di raggiungere una maggiore concentrazione.

Una corretta respirazione può influire profondamente sul nostro stato d’animo. Nello stesso modo, lo stato d’animo determina il nostro modo di respirare.
Spesso non respiriamo correttamente a causa dello stile di vita moderno che adottiamo, pieno di stress, ansie e tensioni familiari e soprattutto lavorative. Queste ci inducono a respirare con la porzione superiore delle costole e a mantenere, per tutta la giornata, un blocco inspiratorio, non espellendo quasi mai l’aria in maniera completa. Così facendo, il diaframma rimane in basso, come bloccato, lasciando lavorare gli altri muscoli.

Molte volte ho avuto a che fare con donne che respiravano solo con la parte alta dei polmoni, facendo lavorare poco o nulla il diaframma. Questo modo di respirare “alto” è il responsabile di un processo di scarsa ossigenazione a livello generale dell’organismo che innesca l’iperventilazione, responsabile di svariate patologie. Occorre invece mobilitare il diaframma per ottenere una respirazione fisiologica profonda, diminuire le tensioni intercostali e rilassare l’addome.

A differenza di quello che potrebbe sembrare, la respirazione diaframmatica non è una stramba tecnica di rilassamento orientale, ma al contrario è utile per rieducare il nostro corpo a respirare nel modo in cui è stato “progettato”: con il diaframma.

Arrivare ad una respirazione diaframmatica, e poi a una respirazione addomino-ventrale profonda può richiedere un lungo processo per imparare non solo le tecniche giuste di respirazione, ma anche a non avere paura di “lasciarsi andare”. Tenere rigidi e immobili la pancia e il ventre, impedirsi di mobilizzarli, ha piĂą spesso a che fare con una nostra precisa volontĂ  inconscia di mantenere il controllo sulle nostre pulsioni “basse”. E’ una volontĂ  radicata nella paura, che ha come conseguenza quella di avvizzire la fonte delle nostre energie, di irrigidire completamente ogni nostro impulso creativo e ogni slancio vitale.

Per sbloccare la tensione a livello addominale, ci aiuterĂ  una pratica molto conosciuta nel buddismo e nell’induismo come vibrazione e intonazione dei mantra.

[continua]

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