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4/ Mantra, KIAI

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Mantra” e’ un termine sanscrito che indica una formula sacra indirizzata ad un divinit√† o una formula mistica o magica, una preghiera, un canto sacro o una pratica meditativa e religiosa. Si tratta di una breve formula spirituale che ha la capacita’ di trasformare la coscienza, il cui potere non risiede nel suo significato letterario (che anzi e’ il pi√Ļ delle volte incomprensibile) ma nel suo stesso suono.

Un Mantra √® una combinazione di sillabe sacre che formano un nucleo di energia spirituale; il suo scopo √® quello di fungere da magnete per attrarre le vibrazioni spirituali, o da lente per metterle a fuoco. Il Mantra ha anche una funzione calmante a livello mentale, ed √® uno dei modi pi√Ļ semplici per manifestare la presenza del divino.

Un Mantra pu√≤ essere intonato ad alta voce, sussurrato, mormorato o addirittura senza suono, recitato solo nella mente, nel silenzio della meditazione.¬†Il suo canto attiva e accelera la forza creativa spirituale, promuovendo armonia in tutte le parti dell’essere umano. Chi lo canta viene gradualmente convertito in un centro vivente di vibrazione spirituale, sintonizzato con qualche altro centro di vibrazione infinitamente pi√Ļ potente, e tale energia pu√≤ essere acquisita e diretta a beneficio di chi la usa e di altri.
Il simbolo perfetto dell‚Äôaspetto impersonale della natura divina, cio√® la vibrazione pi√Ļ sottile, √® la sillaba OM (AMEN in cristiano). Secondo le Upanishad, le antiche scritture dell’India, la dimora originale del Mantra era il Parma Akasha, o etere primordiale, l’eterno e immutabile substrato dell’universo da cui l’universo stesso √® stato creato nell’emettere il primo suono, Vach. (Un simile resoconto si pu√≤ trovare nel Vangelo di San Giovanni: ¬ęAll’inizio era il Verbo…¬Ľ).

La ripetizione del Mantra √® una antica tecnica dinamica con la caratteristica di possedere un potere cumulabile, infatti pi√Ļ lo si ripete pi√Ļ esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza.

Sempre il Mantra si accompagna al controllo della respirazione e a pratiche di visualizzazione, in cui viene immaginato risalire nel corpo lungo lo stesso percorso della Kundalini.

Ciascun Mantra ha un bija, un “seme di suono” che costituisce la sua essenza e gli conferisce il suo speciale potere. Cos√¨, nei nostri incontri impareremo a usare tali semi sonori e a liberarne l’energia creativa attraverso la ripetizione. I Mantra sono stati trasmessi di generazione in generazione, da Guru a discepoli, e in questo processo il potere dei Mantra √® aumentato enormemente. Miliardi di ripetizioni da parte di innumerevoli devoti nel corso dei secoli hanno portato alla formazione di una vasta riserva di potere che aumenta la forza spirituale insita nei Mantra.

In un contesto culturale differente, ma che sento molto affine alla mia natura, ¬†ho trovato analogie con¬†il principio del KIAI, parola giapponese¬†che indica una manifestazione dell‚Äôenergia interna con un “suono che crea” . A questo scopo si utilizza il grido nella forma esteriore come modo di controllare il KI, come arte di dirigere le energie.
Il KIAI esprime un grido che rivela e manifesta quel principio orientale di unità ed armonia presente in ogni cosa. Fisicamente, esso permette di collegare, attraverso la cintura addominale, la forza delle masse muscolari che si trovano nella parte bassa con quelle della parte alta del corpo. Energicamente, rivela le vibrazioni dei Chakra.

A me piace molto concludere la prima parte della lezione, quella pi√Ļ meditativa, con un potente, sonoro, sferzante KIAI: un bel grido pieno di forza e di intenzione che “ruggisce” dal nostro basso ventre e ci energizza in vista della seconda parte, pi√Ļ dinamica, della lezione.

[continua]

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1/ “Centratura”

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Ogni sessione di BellyZen© inizia con esercizi di respirazione e meditazione.
E’ inutile iniziare a danzare, se il nostro corpo e’ irrequieto e la mente distratta. Prima di tutto, occorre imparare a “centrarsi”. Si, ma che vuol dire, e rispetto a cosa?

Sul piano intellettuale, significa sgomberare la mente dai pensieri “molesti”, che distolgono la nostra attenzione. Sembra facile, ma non lo e’ affatto. Supponiamo ad esempio di sentirci irrequiete durante la lezione perch√© ci tormenta il pensiero¬†di dover fare la spesa, prima che chiudano i negozi. E’ gi√† tardi, e sapete di avere i minuti contati. Vi rendete conto che questo pensiero¬†vi distoglie: non riuscite a concentrarvi e vi sentite sempre pi√Ļ frustrate.
Avete un bel ripetervi: “non devo pensare alla spesa”. Pi√Ļ lo fate, meno riuscite a pensare ad altro. Ben presto il pensiero molesto invade tutta la vostra mente, e con esso vi assale la frustrazione. Pi√Ļ cercate di convincere la vostra mente razionale a NON pensare a qualcosa, pi√Ļ fissate la vostra attenzione proprio su quella cosa che volete evitare, nutrendola con la vostra energia.
NON e’ cos√¨ che funziona. Non e’ impartendo un comando diretto alla vostra ragione, ma solo bypassando la mente conscia. Ci sono vari trucchetti per farlo. Ne impareremo qualcuno insieme, durante i nostri incontri.

Sul piano emozionale, “centratura” significa sgombrare il campo da tutte le emozioni che sottraggono energia e impulso alla nostra volont√†. Anche in questo caso, l’appello diretto alla nostra coscienza sortisce l’effetto opposto. Imporsi di cancellare una emozione e’ praticamente impossibile; tentare di censurarla equivale infatti a fissarla. Piuttosto, proveremo insieme alcune tecniche per osservarla con calma e poi, delicatamente, “spostarla” su un altro obiettivo oppure “sgonfiarla” dentro di noi fino ad annichilirla. Con gentilezza. Con naturalezza. Con Zen.

Sul piano fisico, “centratura” significa trovare il proprio punto di equilibrio controllando una postura troppo sbilanciata (per effetto di cattive abitudini, tensione, stress: la nostra postura parla di noi pi√Ļ di mille analisi cliniche) e riportandoci “in asse”.
Ma dove si trova questo misterioso punto di equilibrio?
E qui viene il bello. In nessuno e’ localizzato con le stesse identiche coordinate, con esattezza matematica.

In via di principio generale, la danza orientale si sviluppa attorno a due principali “focus” o punti nodali da cui si irradia il movimento, come i due fuochi che disegnano la figura geometrica dell’ellisse. Il primo (torner√≤ a parlare del secondo pi√Ļ avanti) fondamentale fuoco della nostra ellisse attorno a cui ci “avvolgeremo” e’ localizzato nel ventre, sulla linea mediana (che biseca il busto longitudinalmente) in un punto preciso tra l’ombelico e il pube, in corrispondenza del chakra Svadisthana. Solo che quel “punto preciso” non e’ mai esattamente lo stesso. Anche nella stessa persona, pu√≤ variare leggermente, e spostarsi di qualche millimetro per effetto di variazioni ormonali, o emozionali, o perfino ambientali (pressione atmosferica, altitudine, ecc). Insomma, almeno all’inizio dobbiamo abituarci ad effettuare la “centratura” il pi√Ļ spesso possibile, fino a che questo esercizio non svilupper√† una sorta di attenzione automatica che non richieder√† pi√Ļ il nostro controllo cosciente.

[continua]